I miei mondiali di calcio.(1^ puntata)
Sono da pochi giorni iniziati i diciottesimi mondiali di calcio universalmente riconosciuti come secondo avvenimento sportivo mondiale dopo le olimpiadi.
I miei ricordi personali partono dall’edizione del 1970 (5 anni) quando la sera della finale Italia – Brasile viaggiavo con la bandiera italiana agganciata al retro della bicicletta sui marciapiedi della via Venezia al Marco Polo dove abitavo.
Per me i Rivera, i Riva ed i Pelè erano soltanto nomi sconosciuti e la mia unica gioia era “scarrozzare” beatamente con la mia amica Costanza senza pensare minimamente al risultato che, purtroppo, ci stava condannando.
Quattro anni dopo (1974) era l’edizione tedesca e l’Italia fece una magra figura uscendo nella prima fase del torneo dopo una disastrosa partita con la Polonia anche se i miei ricordi personali sono riconducibili alla prima partita contro Haiti in cui l’Italia soffrì (ed io con lei) le pene dell’inferno per realizzare i gol della vittoria.
Esaurito presto l’entusiasmo per l’Italia la mia simpatia ricadde sulla grande Olanda di Cruyff e Neskeens che cadde in finale per mano dei padroni di casa tedeschi in una partita da me seguita con una televisione portatile in bianco e nero presso un chiosco della pineta di ponente di proprietà di mio zio.
Ricordo molta gente intorno a questo piccolo televisore ed il mio disappunto alla rete della vittoria di Muller che mi provocò tanta amarezza da impedirmi di proseguire nel vedere l’incontro preferendo una partita “a scartino” tra i pini con alcuni amici.
All’età di tredici anni (1978) fu il tempo dei mondiali in Argentina partiti subito sotto una cattiva stella nel primo incontro con la Francia quando dopo 33 secondi ci trovammo in svantaggio.
Dalla rabbia abbandonai la mia postazione davanti al televisore (che nel frattempo era diventato a colori) per recarmi sul terrazzo della casa in via Maroncelli dove abitavo.
Ricordo che il traffico era quasi inesistente e dopo alcuni minuti fui richiamato all’interno della casa dalle grida di gioia dei presenti (famiglia e amici) per il pareggio segnato dall’Italia.
Da quel momento non abbandonai più il televisore durante le partite della nostra nazionale nemmeno quando giocarono contro l’Argentina a mezzanotte malgrado il giorno dopo la scuola e i professori mi attendessero magari per interrogarmi, ma la gioia provata al momento del goal di Bettega rimane ancora nei miei pensieri e ricordi.
Purtroppo dopo un girone eliminatorio favoloso la nostra nazionale, trascinata da un giovanissimo Paolo Rossi, incappò in momenti sfortunati ed altri di vera dabbenaggine (vedi le due reti prese da Zoff contro l’Olanda) che ci impedirono di andare a disputare una finale probabilmente meritata con uno gioco d’attacco e spumeggiante.
L’amarezza della mancata finale non mi permise di vedere l’incontro tra Argentina e Olanda in cui i padroni di casa vinsero la loro prima coppa del mondo.
In quegli anni, cominciando a giocare a calcio a livello giovanile come portiere, iniziavo ad avere i miei idoli in quel ruolo come Fillol (portiere argentino) e Quiroga (peruviano) quest’ultimo protagonista di una partita discussa in cui prese addirittura sei reti consentendo alla squadra di casa di raggiungere la finale.
E così arriviamo al 1982 e agli splendidi mondiali disputati dall’Italia con la vittoria finale contro la Germania al Bernabeu di Madrid.
L’età di 17 anni mi consentiva già una libertà piuttosto ampia di movimento e in quelle estati mi recavo a Lido di Camaiore al bagno Bucintoro dove andavo al mare e dove seguì l’intero mondiale.
Ricordo che eravamo una compagnia di ragazzi e ragazze composta da fiorentini, parmensi, milanesi e gli unici indigeni eravamo io ed il figlio del bagnino di nome Alessandro di Torre del Lago.
La prima parte del mondiale fu vissuta in maniera molto contraddittoria con partite vissute al bar Marilena di Lido di Camaiore e momenti di voluto distacco con bagni al mare e altri divertimenti.
Il ricordo più vivo e forte rimane quello del 5 luglio 1982 con la partita contro il Brasile vista dagli schermi di un vecchio televisore in bianco e nero in una casa estiva a Lido di Camaiore di fronte al parco Pitagora.
Una diecina di ragazzi e ragazze che urlarono, soffrirono, imprecarono e gioirono per i novanta minuti della partita intramezzati da un intervallo tra primo e secondo tempo che ancor oggi mi sembra eterno e passato in un silenzio irreale mangiando una macedonia.
E poi la fine dell’incontro, l’abbraccio collettivo e l’uscita nella strada deserta ancora tanto increduli di quanto era stato vissuto da sdraiarsi esausti in mezzo alla via guardando il cielo azzurro che in quel momento lo sembrava ancora di più.
La sera ci ritrovammo al bagno Bucintoro mentre sui viali a mare i caroselli di auto , moto ed ogni altro mezzo di locomozione rimanevano pressoché fermi nel traffico impazzito.
Ci eravamo vestiti con i colori dell’Italia e fummo invitati a salire su un camion stracolmo di bandiere tricolori in direzione di Forte dei Marmi.
Fu un divertimento continuo vedendo le facce della gente divertita e divertente nel tragitto che ci portava sempre più lontano dal nostro luogo di origine.
Finalmente scendemmo dal camion e trovammo un passaggio che ci consentì di ritornare al punto di partenza e ricordo nitidamente le parole di un ragazzo fiorentino della nostra compagnia che di fronte alle immagini della replica dell’incontro sulla RAI disse: “stasera non ce la facciamo a vincere”.
La semifinale con la Polonia fu quasi da me considerata una formalità e l’appuntamento per tutti fu per domenica 12 luglio 1982 al Bar Marilena per gustarci la finale con la Germania.
Mi ero fatto fare da mia madre una bandiera di circa 3 metri che sistemai (scaramanticamente chiusa) sotto le seggioline del bar poste di fronte al gran televisore del locale.
Dopo l’inizio dell’incontro mi resi conto che le persone erano assiepate intorno ai vari televisori che i locali della passeggiata del Lido avevano posto all’esterno dei bar e che il resto della passeggiata risultava vuoto e silenzioso.
Il momento del rigore fallito da Cabrini nel primo tempo fu vissuto da me con dispiacere e soprattutto con il pensiero di aver avuto la grande occasione di vincere e che malauguratamente l’avevamo gettata al vento.
L’intervallo fu un susseguirsi di commenti e di sguardi verso una ragazza di Parma (che a malapena conoscevo) seduta davanti alla mia postazione.
La tensione si stemperò in parte dopo il goal di Rossi ma fu certamente la seconda rete a tracciare segni indelebili nei miei ricordi con quel contropiede fenomenale che già prima del suo compimento finale nel tiro di Tardelli mi vedeva in piedi gridando a più non posso “tira, tira” che finalmente fu recepito con un gran diagonale nell’angolo alla sinistra del portiere tedesco.
Nel grande giubilo collettivo mi trovai abbracciato alla ragazza con cui avevo scambiato qualche parola nell’intervallo dell’incontro e la sensazione fu entusiasmante anche a posteriori perché poi fu l’inizio di un bellissimo rapporto.
Al terzo goal la bandiera fu finalmente sventolata e rimase “in movimento” fino a tarda notte quando in bicicletta rientrai a casa felice come non mai.