martedì, 04 luglio 2006

I miei mondiali di calcio (2^ puntata)

La seconda edizione messicana dei mondiali di calcio fu disputata nel 1986 e la speranza di ripetere il miracolo avvenuto quattro anni prima in Spagna era in tutti i nostri cuori.
Purtroppo la realtà fu molto diversa e dopo un girone di qualificazione con Bulgaria, Argentina e Corea del Sud in cui la nostra compagine soffrì oltre il lecito, l’ottavo di finale contro la Francia fu la fine di ogni speranza.
In quel tempo con il gruppo di amici con cui normalmente uscivo era stato deciso che le partite dell’Italia le avremmo viste insieme nella casetta in fondo all’orto della mia casa in via Gioberti e che se il risultato fosse stato positivo, ogni volta, saremmo andati a festeggiare.
Come già detto ci fu ben poco da festeggiare (due pareggi e una vittoria striminzita) e così tutti i preparativi con bandiere, poster e sciarpe andarono a farsi benedire.
Ben diverso fu quattro anni dopo con i mondiali giocati in Italia.
Non era un periodo molto facile per me in quanto mi ero da poco lasciato dopo ben quattro anni di fidanzamento ma fu proprio quel mondiale a rilanciarmi moralmente e poter così superare il momento difficile grazie anche ai gol e alle magie di Totò Schillaci.
Mi è rimasta particolarmente impressa la semifinale, purtroppo perduta, contro l’Argentina e giocata a Napoli.
A vedere la partita ero a casa di una collega di lavoro in via Aurelia Nord e fu tutto un susseguirsi di emozioni esternate con grida e urla da far rabbrividire ancor oggi i presenti quella sera, ma sicuramente esse erano frutto anche di situazioni extra calcistiche come ho già espresso precedentemente, tali da trasformarmi in un “coso” che adesso stenterei a riconoscere.
Altri quattro anni e arriviamo al 1994 (mondiali negli Stati Uniti) e devo dire come tutti i mondiali non giocati in Europa da me sentiti molto relativamente perché gli orari delle partite erano sballati e molti degli incontri si disputavano di notte.
Malgrado questo, ricordo che alcuni incontri (soprattutto quelli dell’Italia) si disputarono in orario accessibile, consentendoci di guardare in TV alcune partite in compagnia.
Fra queste l’esordio (con sconfitta) contro l’Irlanda visto nel giardino della casa di via Gioberti insieme alla mia fidanzata (attuale moglie) e nuovi e vecchi amici , oppure l’incontro al cardiopalma con la Nigeria in cui solo la rete di Baggio a pochi secondi dalla fine ci risparmiò l’eliminazione vista a casa di un amico dove vedemmo anche la semifinale contro la Bulgaria vinta con una doppietta dello stesso Baggio.
Per la finale contro il Brasile ritornammo in via Gioberti e la cosa non portò bene perché la partita ci vide soccombere ai calci di rigore dopo un incontro noioso e nervoso vissuto con una tensione palpabile in quella stanza.
Ricordo che al momento dei rigori mi alzai dalla poltrona e mi recai fuori in strada (deserta) ascoltando ciò che avveniva dai tanti televisori accesi che mandavano l’impostata voce di Pizzul e la sensazione fu quella che mi fece sentire ancor più presente all’evento rispetto ad essere davanti al televisore.
Che rabbia e che dispiacere uscire sconfitti da quella “lotteria” e la sensazione che rimase in tutti noi era quella che forse sarebbe stato meglio non arrivare alla finale piuttosto che perderla in quel modo.
Nel 1998 i mondiali si disputarono in Francia e la mia situazione familiare era cambiata.
Mi ero sposato ed avevo già un bambino di un anno e mezzo di nome Marco e le partite giocate dall’Italia furono guardate direttamente dal televisore di casa in completa solitudine (o al massimo con mia moglie vicino) e ben attento a non fare casino per evitare di svegliare Marco che spesso durante i match se la dormiva placidamente.
L’unica partita che mi concessi con qualche “eccesso” fu il quarto di finale contro la Francia, anche perché mi andai a vedere la partita a casa di un amico-collega a Torre del Lago.
Anche quella volta furono i rigori a tradirci e la traversa colpita da Di Biagio grida ancora vendetta tantopiù che fummo gli avversari più pericolosi per i padroni di casa che una volta superata l’Italia si trovarono lanciati verso la vittoria finale.
Infine i mondiali nippo-coreani di quattro anni fa non troppo entusiasmanti per i colori azzurri e terminati con la sconfitta al golden-goal contro i padroni di casa della Corea del Sud grazie anche all’apporto significativo dell’arbitro Moreno che consegnò agli asiatici la qualificazione su un piatto d’argento.
Intanto la famiglia si era allargata con l’arrivo anche di Elisa e ormai le partite (in orari impossibili, alcune la mattina) venivano viste in casa nella massima tranquillità e rilassatezza.
Era finito il tempo degli incontri con gli amici nella speranza di andare a fare casino, adesso qualche capello bianco e la carta d’identità non consentono più certe “mattate”.
Ben presto le cose che facevo io le ritroverò compiute dai miei figli che già in questo mondiale in corso hanno preso coscienza dell’avvenimento e seguono attentamente l’incontro degli azzurri nella speranza di andare a fare il carosello con le bandiere a fine partita. E’ proprio vero la vita è come una ruota.
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martedì, 04 luglio 2006
HULLY GULLY
(Vianello- Migliacci – Tofanelli – Marcucci)
 
Se prima erano in dieci a gestire il carnevale
Adesso sono in nove a gestire il carnevale
Se prima erano in nove a gestire il carnevale
Adesso sono in otto a gestire il carnevale
Se prima erano in otto a gestire il carnevale
Adesso sono in sette a gestire il carnevale
Se prima erano in sette a gestire il carnevale
Adesso c’è un sindaco che un sa come operare
 
Se prima erano in sette a gestire il carnevale
Adesso sono in sei a gestire il carnevale
Se prima erano in sei a gestire il carnevale
Adesso sono in cinque a gestire il carnevale
Se prima erano in cinque a gestire il carnevale
Adesso sono in quattro a gestire il carnevale
Se prima erano in quattro a gestire il carnevale
Adesso c’è Burlamacco che un gli resta che emigrare
 
Se prima erano in quattro a gestire il carnevale
Adesso sono in tre a gestire il carnevale
Se prima erano in tre a gestire il carnevale
Adesso sono in due a gestire il carnevale
Se prima erano in due a gestire il carnevale
Adesso è Tofanelli a gestire il carnevale
Se prima era Tofanelli a gestire il carnevale
Adesso un c’è rimasto neanche un euro da governare
 
Adesso un c’è rimasto neanco più il carnevale.
Adesso un c’è rimasto neanco più il carnevale.
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