Riceviamo e pubblichiamo:
Da Alessio De Giorgi
Rieccoci, come vedi non mi sottraggo al confronto.
Primo. I dati del Whois sono ovviamente corretti, ma vanno saputi leggere: quell'estratto che riporti ti dice che Proprietario del sito gaytoscana.it è l'associazione Arcigay, mentre Mantainer tecnico del medesimo è Gay.it, che ospita gratuitamente alcuni siti associativi gay toscani sui propri server. Secondo. Adoro Kavafis, ma va letto nel suo contesto: quello ottocentesco, di una omosessualità possibile solo per l'elite (come era lui, o come è stato per Oscar Wilde fintanto che gliel'hanno permesso) o diversamente vissuta per lo più nella vergogna e nella clandestinità. La prospettiva di vita per chi si scopriva gay fino a trenta anni fa era o fare l'eroe, o farsi prete, o sposarsi.
Terzo. Le mura non mi piacciono e le detesto quanto te, ma bisogna vedere come sono state costruite, quanto alte e a che fine. Se le mura ad esempio servono per difendersi, sono sacre. Se le mura servono a dare ad adolescenti che si scoprono gay una identità e una prospettiva di vita diversa da quella che si immaginano, sono altrettanto sacre. Se le mura impediscono a chi viene sulla Marina per deridere, offendere, provocare, aggredire o dimostrare che una lesbica è una donna che non ha trovato quello giusto, cosa che avviene quasi OGNI sera, sono sante. Se le mura impediscono a un pezzo della città di dialogare con la parte restante, sono d'accordo con te che fanno male il loro lavoro.
Diversamente da te credo che i viareggini eterosessuali abbiano sulla Marina una opportunità straordinaria, che nessuna altra città italiana ha: al pari di Parigi, Madrid, Londra e di tante altre città europee e americane, hanno un pezzo della città che è diventato punto di riferimento della comunità gay e lesbica, con la quale possono così confrontarsi, che possono così conoscere. E' un 5% della popolazione che a Milano, Roma, Padova, Firenze, Bologna e Milano si rinchiude quasi sempre per ritrovarsi in discoteche, saune e bar e che a Viareggio si ritrova all'aperto, passeggia mano nella mano per le vie del paese, fa spettacolo, si fa conoscere, fa anche cultura.
Non trovi che questo piccolo gioiello va preservato? O la lotta per i diritti e le libertà e contro i fascismi si arresta quando un pezzo di quella comunità assediata si ritaglia un pezzo di territorio che non diventa esclusivo proprio, ma che usa come suo punto di riferimento? E se dietro a questo ci sono anche interessi commerciali, centinaia di posti di lavoro e fatturati cosa c'è di così male?
Alessio
Da Roberto Alessandrini
Alessio,
ti ringrazio della risposta e come ben sai è dal confronto che nasce la conoscenza e non ho mai scritto o pensato che tu volessi sottrarti.
La citazione di Kavafis era un modo per indicare che, secondo me, sono proprio le mura che ognuno si costruisce, quotidianamente, a impedire il dialogo, il confronto, la conoscenza. Se la tolleranza e il rispetto fossero alla base della convivenza civile e se si parlasse dell'altro in quanto persona e non per il colore della pelle, per la sua religione o il suo orientamento politico o sessuale forse le mura non esisterebbero. L'impressione è che la comunità omosessuale e quella eterosessuale a Viareggio e a Torre del Lago abbiano costruito mura solide, fortificate e che, in questo, abbiano trovato ragioni diverse, sostenendo ognuno la propria verità come unica e ineluttabile.
La realtà della Marina di Torre del Lago, come tu scrivi, è "una opportunità straordinaria, che nessuna altra città italiana ha". E su questo sono perfettamente d'accordo perchè conosco benissimo situazioni ben peggiori di quelle italiane avendo amici di mail che abitano in paesi come l'Iran dove si impiccano giovani solo perchè omosessuali. Così come nell'Iraq occupato ma senza andare lontano basterebbe leggere le cronache italiane di paesi e di città dove l'omossesualità è condannata, emarginata, colpevolizzata.
Il limite che, ed è una mia opinione, vedo nella realtà della Marina è la riduzione delle problematiche omosessuali a puro divertimento che, se da una parte come tu scrivi, è un passo importante per essere "liberi" di manifestare i propri sentimenti ed emozioni, dall'altra viene vissuta e vista come semplice ostentazione di "diversità" innescando poi le polemiche che sono storia e cronaca anche di queste ore.
Ma io non ho verità da affermare ma, al contrario, ho dubbi e voglia di capire. E posso garantirti che, per quello che mi riguarda, sono pronto a difendere il diritto della comunità omosessuale di continuare a " ritrovarsi all'aperto, passeggiare mano nella mano per le vie del paese, fare spettacolo, farsi conoscere e fare anche cultura".
E' chiaro che un dibattito non può esaurirsi in uno scambio, anche interessante, su un sito web. O nemmeno fosse ridotto a polemiche sulla carta stampata. Perchè anche questo è un modo di costruire mura. Mi piacerebbe che, al contrario, si uscisse dalle mura, si scendesse nelle strade, nelle piazze, che le persone si incontrassero e iniziassero a costruire non a distruggere. Ma questo non accade anche perchè già dall'amministrazione comunale e dal Consiglio comunale, massima assise cittadina, continuamente arrivano segnali di chiusura al confronto. E, a volte, anche la comunità gay ha eretto mura, giustamente o no, per difendersi ma così facendo impedendo la conoscenza e, se è il caso, la condivisione e l'affermazione dei diritti.
Come ho già scritto non ho nessun intento polemico o distruttivo verso alcuno e non ho interessi commerciali, economici o politici da difendere o affermare. Ho solo, come te, l'interesse a conbattere e cambiare una visione del mondo conservatrice, clericale, legata al profitto e all'interesse che calpesta la persona e distrugge i sogni e le utopie.
Sempre per rimanere in tema di citazione Edoardo Galeano, scrittore uruguaiano, scrive:
L'utopia è là, all'orizzonte. Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Faccio dieci passi e l'orizzonte si sposta di dieci passi. Per quanto cammini, mai la raggiungerò. A cosa serve l'utopia? Serve a questo: a camminare...
Mi auguro che sul sentiero dell'utopia, sul quale cammino da sempre, incontrerò altre persone che, come me, credono che "un altro mondo è possibile".
Roberto Alessandrini